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Luigi Mainolfi

  • 4 giorni fa
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luigi mainolfi fotografia

Luigi Mainolfi nasce a Rotondi in provincia di Avellino nel 1948, attualmente vive e lavora a Torino. Fin dagli inizi della sua carriera artistica Mainolfi si avvale dell'aspetto artigianale del lavoro artistico. Le sue prime opere sono calchi in gesso di se medesimo. Siamo nella prima metà degli anni Settanta in pieno clima concettuale e comportamentistico: ogni azione artistica aveva dunque anche una valenza cognitiva e di ricerca di identità. I lavori più recenti di Mainolfi impiegano la terracotta, come ormai da oltre un decennio, a testimonianza della predilezione dello scultore per questa materia che assume in lui anche un valore simbolico. La creta infatti è materia metamorfica, proteiforme, tanto quanto l’universo poetico, immaginale e mitico dell’artista. Mainolfi è una sorta di aretagolo ovvero di narratore di storie a sfondo mitologico in cui ciascuno di noi può ritrovare i propri fondamenti esistenziali.


Negli anni Ottanta soprattutto, l’artista si era incaricato di recuperare questo bagaglio di storie mimiche, di immagini simboliche, di antiche narrazioni prese come metafore dell’immaginario quotidiano di ciascuno di noi. In tempi più recenti, e sino ad oggi, questo calore primario, dopo una fase informale, sembra essersi dissipato e l’artista propone invece componimenti più astratti: quasi teche museali cataloganti antichi oggetti dall’uso sconosciuto, come se la coscienza dell’impossibilità di azzerare il tempo per rituffarsi nelle origini, abbia aperto la strada a considerazioni più tecniche di accumulo e fredda catalogazione di oggetti che, per il nostro tempo, non hanno più valore d’uso se non meramente culturale e informativo.


Tra le collettive ricordiamo “Arte-Ambiente” del 1976, installazione nella città di Brescia. Nel 1977 partecipa a due importanti rassegne: “Tendenze d’Arte Internazionale, Pari e Dispari” a Cavirago e la “Settimana Internazionale della Performance” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. È agli inizi degli anni Ottanta che Mainolfi raggiunge la piena maturità stilistica e la piena notorietà. Le rassegne che maggiormente hanno contribuito al successo dell’artista sono due per il 1980: “I Nuovi-nuovi” a cura di R. Barilli tenutasi presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna; “Nuova immagine” a cura di F. Caroli nell’ambito della XVI Triennale di Milano. Per quanto riguarda il 1981 si ricordi l’importante rassegna “Le linee della ricerca artistica in Italia, 1960-1980” presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.


Il 1982 segna un picco di attività e di successo dell’artista il quale è invitato a tutte le rassegne più importanti dell’anno; tra queste ricordiamo “Generazioni a confronto” presso l’Istituto di Storia dell’Arte di Roma, la Biennale di Venezia (a cui sarà invitato anche nel 1986 e nel 1990), Documenta 7 a Kassel, “Arte Italiana 1960-1982” a Londra e “Una Generazione postmoderna” a Genova. Nel 1983 Achille Bonito Oliva lo invita a “Critica ad arte” presso Palazzo Lanfranchi a Pisa. Parteciperà poi all’importante rassegna documentaria “L’Informale in Italia” tenutasi alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1984 partecipa ad “Ouverture” presso il Castello di Rivoli. Nel 1985 è la volta di “Anniottanta” la rassegna di tendenza voluta da Barilli. Nel 1986 è invitato alla mostra collettiva itinerante “Aspetti dell’arte Italiana” svoltasi in alcune città europee; partecipa alla Quadriennale di Roma.


Nel 1988 è la volta di “Ubi Minor Ibi Maior” alla Galleria Arco di Rab di Roma e della collettiva con importanti scultori stranieri al Castello di Rivoli. Tra le personali ricordiamo quelle degli anni Ottanta alla Galleria Arco d’Alibert di Roma e allo Studio G7 di Bologna; nel 1989 è a Torino presso la Galleria Tucci Russo e Cavellini di Brescia. Nel 1982 lo ospita la prestigiosa Galleria Appel und Fertsch di Francoforte, mentre nel 1983 è alla Storms di Monaco. Nel 1985 espone a Ca Vendramin Calergi di Venezia e nel 1988 presso Alfonso Artiaco di Pozzuoli. L’ultima produzione si è invece vista nel 1992 a Milano presso la Galleria Gianferrari e alla Galleria De’ Foscherari di Bologna.


Nel 1990 ottiene una sala personale alla Biennale di Venezia, dove installa Sole Nero (1988-89). Negli anni Novanta prosegue la ricerca introducendo nuove forme come Tamburo del Sole (1995-97), Gabbie (1997) e Vestiti e Colonne di Maggio (1999). Tra le personali del decennio si segnalano quella alla Galleria d’Arte Contemporanea di Rimini (1992), la retrospettiva Opere 1978-1994 a Villa delle Rose – GAM di Bologna (1994), le personali all’Hôtel de Galliffet di Parigi e al GAM di Torino (1995), al Maschio Angioino e al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes di Napoli (1996-97).


Nel 2001 è scelto come rappresentante dell’Italia per uno scambio culturale con il Giappone, realizzando opere permanenti al Museo d’Arte Contemporanea di Sapporo. Seguono ulteriori commissioni pubbliche: Ballerine in marmo al Parco della Padula a Carrara (2002), Il sole del Buon vento a Benevento (2004) e Città e Sole a Rovereto (2006). Nel 2007 vince il Premio Michelangelo per la scultura, conferitogli dalla città di Carrara.


Nel 2010 illustra l’Odissea di Omero per Einaudi. Nel 2011 realizza a Palazzo Madama di Torino la grande installazione Torino che guarda il mare, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel 2016 l’Università di Bologna gli conferisce il Premio Alinovi-Daolio. Nel 2018 tiene la personale La nuit et la fête alla Galerie Italienne di Parigi. Nel 2024 la Reggia di Venaria Reale gli dedica la grande mostra personale Bestiario, con oltre venti sculture distribuite tra la Corte d’Onore, i Giardini e la Cappella di Sant’Uberto.


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