I Nuovi-nuovi e il ritorno all’immagine nell’arte italiana degli anni Ottanta
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, l'arte italiana attraversa una fase di profonda trasformazione. Dopo la stagione delle neoavanguardie, dell'Arte Povera e delle ricerche concettuali, molti artisti tornano a interrogarsi sull'immagine, sulla pittura, sulla narrazione e sulla possibilità di recuperare frammenti della storia dell'arte senza riproporli in chiave nostalgica.
In questo contesto nasce il movimento dei Nuovi-nuovi, una delle esperienze più significative del postmoderno italiano. La denominazione viene introdotta da Renato Barilli, con Francesca Alinovi e Roberto Daolio, in occasione della mostra Dieci anni dopo: i Nuovi-nuovi,
inaugurata alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna nel marzo 1980.

Il contesto storico e sociale
L'Italia dei primi anni Ottanta esce da un decennio segnato da tensioni politiche e crisi ideologiche. Con l'inizio del nuovo decennio cambia il clima: la società italiana entra in una fase più frammentata, segnata dall'espansione dei consumi e dal ruolo crescente della comunicazione di massa. Anche l'arte risponde a questo mutamento, recuperando figura, colore, segno e racconto.
I Nuovi-nuovi non costituiscono una scuola omogenea né un gruppo fondato su un manifesto unitario, ma una costellazione di ricerche diverse, accomunate da una nuova disponibilità verso l'immagine e da un atteggiamento postmoderno: la storia non viene più respinta, ma attraversata, ricomposta e contaminata con linguaggi provenienti dalla letteratura, dalla musica, dal fumetto e dalla cultura visiva contemporanea.
La nascita dei Nuovi-nuovi
Il "battesimo" del movimento avviene a Bologna nel 1980, con una mostra curata da Barilli, Alinovi e Daolio che raccoglie artisti molto diversi tra loro, accomunati dalla volontà di superare la rigidità delle precedenti avanguardie. Tra i nomi associati al nucleo del movimento figurano Luigi Ontani, Luciano Bartolini, Bruno Benuzzi, Enzo Esposito, Marcello Jori, Felice Levini, Luigi Mainolfi, Salvo e Vittorio D'augusta.
Il termine "Nuovi-nuovi" riflette bene la proposta critica di Barilli: non un semplice ritorno alla pittura, ma la possibilità di riutilizzare liberamente il passato, in modo mobile, colto, ironico o decorativo.
Iconici e aniconici
Il gruppo viene articolato in due orientamenti principali. Gli iconici lavorano sulla figura, sul recupero del mito e della narrazione. Gli aniconici sviluppano ricerche più vicine al segno, alla superficie e alla struttura decorativa. Questa distinzione emerge con chiarezza nella mostra Una generazione postmoderna. Iconici, aniconici, immagine elettronica, curata da Barilli e Daolio nel 1984 ai Musei Civici di Reggio Emilia.

Gli artisti
Luciano Bartolini rappresenta una figura di particolare rilievo per la qualità meditativa della sua ricerca, che intreccia pittura analitica e cultura orientale in una dimensione lirica e simbolica.
Bruno Benuzzi appartiene alla componente più iconica del movimento, con una pittura che accoglie figure e presenze enigmatiche, intrecciando memoria, ironia e racconto.
Enzo Esposito è tra gli artisti più significativi del versante aniconico: campi cromatici intensi e strutture visive potenti, lontane dalla figurazione diretta ma non dalla forza dell'immagine.

Marcello Jori occupa una posizione autonoma, attraversando pittura, scrittura e racconto in una dimensione visionaria che convive con la riflessione sul linguaggio.
Felice Levini testimonia il superamento delle separazioni rigide tra pittura, scultura e installazione, con una ricerca spesso ironica e teatrale.
Luigi Mainolfi introduce una dimensione plastica e scultorea di grande importanza, fondata sull'uso della terracotta e del bronzo e su una riflessione sul mito e sulle forme primarie.
Salvo, già vicino all’Arte Povera, attraversa gli anni Ottanta con una pittura luminosa e colta, in cui paesaggi, architetture e rovine diventano immagini sospese costruite attraverso un rapporto sofisticato con la storia della pittura.
Vittorio D’Augusta partecipa alla stagione dei Nuovi-nuovi esponendo con il gruppo in diverse sedi significative. La sua ricerca, dopo le esperienze concettuali e analitiche degli anni Settanta, torna a porre la pittura al centro, con un linguaggio autonomo legato alla materia, alla figura e alla memoria dell’immagine.
La scena italiana degli anni Ottanta
Accanto al nucleo dei Nuovi-nuovi si sviluppano ricerche parallele che condividono il ritorno all’immagine e alla memoria della storia dell’arte. In questo orizzonte si collocano anche Davide Benati, con la sua pittura di trasparenze e apparizioni leggere, e Omar Galliani, vicino al Magico Primario e all’Anacronismo, con una ricerca fondata sul disegno, sulla figura e sulla citazione colta.

Rileggere i Nuovi-nuovi
Rileggere oggi i Nuovi-nuovi significa osservare un passaggio decisivo dell’arte italiana: il momento in cui l’opera torna a misurarsi con il piacere dell’immagine senza rinunciare alla consapevolezza critica maturata nei decenni precedenti. Non si tratta di un ritorno ingenuo alla pittura, ma di una nuova libertà linguistica fondata sull’attraversamento dei codici e sulla possibilità di tenere insieme storia, decorazione, segno, materia e racconto.
I Nuovi-nuovi rimangono una delle esperienze centrali del postmoderno italiano. Accanto al loro nucleo, figure come Davide Benati e Omar Galliani aiutano a comprendere la ricchezza più ampia della scena artistica italiana degli anni Ottanta.




