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Mario Guido Dal Monte

  • 3 nov 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 18 apr

Mario Guido Dal Monte ritratto


Guido Dal Monte: Una Carriera Artistica tra le Avanguardie del Novecento


Nato a Imola nel 1906, Guido Dal Monte rappresenta una figura significativa del panorama artistico italiano del Novecento, caratterizzata da una continua sperimentazione attraverso le principali correnti d'avanguardia: dal Futurismo all'Informale, dal Neoconcreto alle ricerche astratte.


Formazione e Inizi Futuristi (1926-1935)


Pittore autodidatta, Dal Monte inizia la propria attività artistica nel 1926, dopo aver visitato la XV Biennale di Venezia. È in questa occasione che entra in contatto con il movimento futurista, stabilendo rapporti significativi con Filippo Tommaso Marinetti e Giacomo Balla. Contribuisce alla fondazione del Gruppo Futurista Boccioni a Imola e partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1928, presentando i lavori "Veglionissimo" e "Nevicata".


Durante questo periodo, fonda la Casa d'Arte Futurista a Imola e si dedica alla ceramica artistica presso la bottega Gatti di Faenza. Tra il 1929 e il 1930, la sua ricerca evolve verso un lirismo magico di stampo Novecento, interpretato in chiave personale. Nel 1931 espone alla Galleria Der Sturm di Berlino, entrando in contatto diretto con le avanguardie europee, tra cui Marc Chagall e Vasilij Kandinskij.


Nel 1933, realizza le pitture murali per la Casa Appenninica alla V Triennale di Milano. La Casa d'Arte Futurista si trasforma successivamente in "Studio Magudarte", concepito come opera d'arte totale che integra pittura murale, arredamento, architettura e design. Partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia nel 1934 e nel 1936.


Evoluzione verso l'Astrattismo (1936-1949)


A partire dalla metà degli anni Trenta, la ricerca di Dal Monte si orienta verso l'astrattismo e le soluzioni non-figurative, in dialogo con la Galleria del Milione di Milano. Per la Cassa di Risparmio di Imola realizza cinque pannelli celebrativi dedicati ai valori del lavoro e del risparmio.


Dalla seconda metà degli anni Quaranta, l'artista si avvicina al Surrealismo astratto. Il periodo postbellico comporta notevoli difficoltà per gli artisti futuristi in Emilia-Romagna, con un lungo periodo di scarsa considerazione critica. Nonostante ciò, continua a esporre alla XXIV Biennale di Venezia nel 1948 e a Roma. Nel 1949, la mostra presso la Galleria A. Salto a Milano, sede del Movimento Arte Concreta, segna l'adesione ufficiale dell'artista a questa poetica.


Ricerche Informali e Ottiche (1950-1972)


Negli anni Cinquanta, Dal Monte consolida la propria presenza internazionale, esponendo alla Biennale di Venezia (1950), alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (1951) e a Parigi. Realizza una tempera murale per la propria residenza in stile razionalista, da lui progettata insieme agli arredi. Entra in contatto con personalità di spicco come Giò Ponti e sviluppa ulteriormente la propria ricerca.


A metà degli anni Cinquanta, Dal Monte abbraccia il linguaggio informale, partecipando a esposizioni significative a Parigi (1957), Firenze, Torino e Roma (1958), oltre a personali a Milano e Roma (1959). All'inizio degli anni Sessanta continua a esporre a Londra e Venezia.

Durante gli anni Sessanta, l'artista abbandona il linguaggio informale per sviluppare una ricerca in chiave "optical", proposta al III Premio Sassari nel 1972.


Ultimi Decenni e Eredità (1980-1990)


L'attività di Dal Monte conosce una rinascita significativa negli anni Ottanta, con dipinti che presentano un dinamismo di stampo "neofuturista". Un'antologica a Rimini nel 1986 testimonia la continuità della sua ricerca. Alla fine del decennio, l'artista sviluppa ulteriormente il proprio linguaggio con opere "neoconcrete" caratterizzate da una forte materialità.


Scompare a Imola il 2 gennaio 1990.


La carriera di Guido Dal Monte incarna i principi fondamentali della modernità artistica: una dedizione costante alla sperimentazione, una capacità di rinnovamento continuo e un'interpretazione personale delle principali tendenze del suo tempo. La sua concezione dell'opera d'arte totale, intesa come sintesi di pittura, scultura, design e architettura, ne testimonia l'approccio olistico alla creazione artistica. In questa prospettiva, Dal Monte si configura come emblema dell'artista moderno, caratterizzato da indipendenza creativa e dalla necessità di continua ridefinizione all'interno di un contesto culturale in costante evoluzione.


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