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Carlo Nangeroni

  • Immagine del redattore: Stefanini Arte
    Stefanini Arte
  • 25 mag 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 3 giu 2025



Carlo Nangeroni (New York, 24 giugno 1922 – Milano, 13 marzo 2018) fu un artista italo-americano di profonda sensibilità e spirito sperimentatore, la cui vicenda umana e artistica si snodò tra le vibranti avanguardie newyorkesi del dopoguerra e la fertile scena artistica milanese. Nato da una famiglia di emigranti lombardi, la sua formazione artistica iniziale si svolse in Italia, frequentando dal 1938 al 1942 i corsi della "Scuola Superiore di Arte Cristiana Beato Angelico" di Milano e, contemporaneamente, i corsi serali all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Mauro Reggiani, figura chiave dell'astrattismo italiano.

Nel 1946, Nangeroni fece ritorno negli Stati Uniti, stabilendosi a New York, città che in quegli anni era epicentro di una radicale trasformazione del linguaggio pittorico. Questo periodo americano fu cruciale per la sua evoluzione artistica, offrendogli l'opportunità di entrare in contatto diretto con il fermento creativo e l'affermazione dei maggiori esponenti della pittura americana. Nella primavera del 1948, conobbe e frequentò lo studio dello scultore Alexander Archipenko, figura di spicco del Cubismo. Furono anni intensi di sperimentazione e ricerca, durante i quali Nangeroni assorbì le idee e conobbe i protagonisti dell'"action painting", come Willem de Kooning e Franz Kline, rimanendo profondamente colpito dalla loro gestualità libera e dalla forza espressiva della materia pittorica. Parallelamente, il suo interesse si estese alle innovative ricerche sonore del compositore Edgar Varèse, che conduceva i suoi esperimenti nel suo studio-laboratorio di Mac Dougal Street. Il suo ambiente intellettuale fu arricchito dalla frequentazione di poeti e scrittori di calibro internazionale come Alastair Reed, Octavio Paz e Jorge Guillén.

Nel 1949, allestì la sua prima esposizione personale presso la "New York circulating gallery of paintings", segnando l'inizio del suo percorso espositivo. Per un breve periodo, la sua pittura si orientò verso un'astrazione di matrice espressionista, le cui opere furono poi presentate in una personale del 1958 alla Meltzer Gallery della 57ª strada. In questi stessi anni, Nangeroni dimostrò la sua versatilità artistica dedicandosi anche alla scenografia, collaborando con la rete televisiva "National Broadcasting Company" per allestimenti e realizzazioni di opere liriche e di prosa, tra cui produzioni prestigiose come il "Macbeth" di Verdi, "Il flauto magico" di Mozart, "Amal and the night visitors" di Menotti, e opere teatrali come il "Riccardo secondo" e il "Macbeth" di Shakespeare, il "Cirano de Bergerac" di Rostand e altre ancora. Iniziò inoltre a esporre in collettive presso istituzioni di rilievo come la "Pennsylvania National Academy" di Philadelphia, il "College of fine Arts" all'University of Illinois e il "Detroit Institute of Arts" di Detroit. Tra il 1954 e il 1957, sviluppò una serie di opere quasi monocrome, dominate dal bianco con lievi accenti di colore, caratterizzate da una forte "texture" materica e un sottile rilievo, in cui reminiscenze figurative si fondevano con partiture inoggettive. Nel 1958, collaborò con Salvador Dalì alla realizzazione di un progetto pubblicitario dal titolo "The Chrisalis" per una casa farmaceutica, in un insolito connubio tra arte e comunicazione.

Nel 1958, Nangeroni fece ritorno in Italia, stabilendosi a Milano per dedicarsi interamente alla pittura. Nel novembre del 1959, espose per la prima volta in Italia presso la galleria Schneider di Roma, in una mostra condivisa con lo scultore Carmelo Cappello, evento che vide anche la partecipazione di Willem de Kooning, in quei giorni a Roma. Nel 1960, Nangeroni considerò conclusa la sua fase informale, intraprendendo una nuova direzione artistica che trasformò le libere pennellate in elementi plastici definiti, avviando una sperimentazione con un'organizzazione più razionale della composizione. Dalle pennellate arcuate derivarono elementi semicircolari, che a loro volta diedero origine al cerchio, destinato a diventare una costante fondamentale del suo linguaggio visivo. A Milano, entrò in contatto con il vivace ambiente artistico della città, frequentando artisti come Gianni Colombo, Piero Manzoni, Lucio Fontana, i membri del "Gruppo T", Paolo Schiavocampo, Gianni Brusamolino, Miro Cusumano, e i critici Franco Russoli, Marco Valsecchi e Carlo Belloli. Nel 1963, conobbe il gallerista Bruno Lorenzelli, con il quale stipulò un contratto di esclusiva che durò fino al 1973. Nello stesso anno, Lorenzelli gli organizzò una mostra personale a Bergamo, presentata dal critico Marco Valsecchi. Sempre nel 1963, conobbe Emilio Scanavino, che lo invitò a Calice Ligure, nell'entroterra savonese, dove si era da poco stabilito. Anche per Nangeroni, Calice divenne la sede estiva, attirando ben presto una folta colonia di artisti italiani e stranieri. Nangeroni espose per la prima volta a Milano nel 1965 presso la galleria di Bruno Lorenzelli junior, con una prefazione al catalogo firmata da Michel Seuphor. Nello stesso anno, fu invitato alla IX Quadriennale di Roma. Nel 1967, partecipò, insieme a Emilio Scanavino, Arturo Bonfanti, Carmelo Cappello e Renato Volpini, a una mostra presso l'"Art Alliance Foundation" di Philadelphia. Nel 1968, sposò Mary D'Orazio. Negli anni 1968 e 1969, fu invitato alle esposizioni "Réalités Nouvelles" presso il Musée d'Art Moderne di Parigi. Nel 1968, progettò le scenografie per "El retablo de Maese Pedro" di De Falla, "Job" di Dalla Piccola e "Oedipus Rex" di Stravinski per la stagione del Teatro Comunale Margherita di Genova. Nel 1972, fu invitato alla Biennale di Venezia per la sezione dedicata alla grafica. In questi anni, il suo lavoro fu animato dall'intento di sviluppare una sua "grammatica" visiva, utilizzando prevalentemente gamme di grigi su fondi bianchi e quasi abbandonando il colore.

Nel 1973, fu invitato alla X Quadriennale di Roma. A partire dal 1981, affascinato dalle combinazioni, dalle variazioni tematiche e dalle ambiguità del colore, Nangeroni intraprese una ricerca che lo condusse a sperimentare e sviluppare un cromatismo iridescente, ottenuto attraverso l'accostamento di rette verticali colorate e piccole diagonali che formavano un tessuto di microstrutture, in cui la luce divenne una preoccupazione costante della sua pratica artistica. Nel 1984, realizzò un affresco monumentale di sei metri per due e ottanta nella tenuta Melzi di Cavaglià (Vercelli). Nel 1986, fu invitato alla Biennale di Venezia nella sezione "Colore, aspetti della ricerca cromatica organizzata" e alla XI Quadriennale di Roma. Negli anni Novanta, proseguì la sua indagine cromatica frammentando le campiture in particelle di colore per ottenere una maggiore vibrazione luminosa. Nel 1994, due importanti esposizioni antologiche furono allestite a Palazzo Ducale di Massa e presso la bibliomediateca comunale di Terni, entrambe presentate dal critico Luciano Caramel. Dal 1973 al 2004, Nangeroni fu docente presso la "Scuola Politecnica di Design" di Milano, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti e designer. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Italia, tra cui la collezione d'arte contemporanea della New York University e la Galleria d'Arte Moderna di Torino, oltre a numerose altre esposizioni in ambito internazionale. Carlo Nangeroni si spense a Milano il 13 marzo 2018, lasciando un segno indelebile nella storia dell'arte contemporanea italiana per la sua costante ricerca e la sua raffinata sensibilità cromatica.

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